Dal 19 luglio 2025 ore 18,00 siamo lieti di presentare l’esposizione personale di ANTONIO BARBIERI “ALL’ORIGINE DELLA FORMA” a cura di Davide Sarchioni.
Sarà possibile visitare la mostra sia previo appuntamento chiamando il numero 338 – 4520080 – sia durante il normale orario di apertura della Galleria.
“Antonio Barbieri (Rho, 1985) torna ad esporre negli spazi della Galleria La Linea di Montalcino con un’ampia e diversificata selezione di opere, realizzate prevalentemente negli ultimi cinque anni, per scandire gli approdi di un articolato percorso creativo che fin dagli esordi ruota attorno a un’indagine rigorosa sull’origine della forma scultorea.
Interrogandosi sui processi attraverso cui una forma prende vita nello spazio e si relaziona con esso, da tempo l’artista studia i fenomeni evolutivi delle forme naturali in relazione alle possibilità di adattamento in un determinato ambiente, aprendo un vasto territorio di sperimentazione plastica condotta mediante l’ausilio delle tecnologie digitali più avanzate – dalla grafica 3D alla prototipazione rapida, dalle scansioni tridimensionali, alla raccolta di Dataset fino a complesse elaborazioni effettuate con software e programmi di ultima generazione – insieme a una sapiente tecnica manuale e all’impiego di materiali eterogenei, come ferro, acciaio e PLA.
Tesa ad esplorare le frontiere tra arte, tecnologia e natura, la mostra prende avvio a partire dal dialogo con alcuni “Coralli” – sculture in ferro dipinto e modellato a mano, eseguite nel 2019 – e si sviluppa, in particolare, approfondendo un aspetto della sua ricerca che è alimentata ancora oggi dalla teoria frattale e dai principi dell’autosimilarità, secondo cui le forme si ripetono e si trasformano su scale differenti. Un’indagine che riflette sull’evoluzione morfologica delle strutture naturali – animali e vegetali – e che porta alla luce un’armonia complessa, poetica e spesso impercettibile allo sguardo ordinario, ma capace di restituire forme inedite, affascinanti e misteriose, emblemi di una visione del mondo in continua metamorfosi.
La grande installazione in ferro dipinto Tassia fogliare (2021- 2025) che si dispiega lungo le pareti come un organismo rampicante, suggerisce un principio di organizzazione formale che nasce dall’osservazione attenta dei processi naturali e si traduce in un lessico scultoreo insieme analitico e poetico seguendo con precisione l’andamento di una struttura geometrica e modulare, tanto rigorosa quanto flessibile. Come una nervatura vegetale che si espande nello spazio, l’opera rivela un equilibrio tra crescita spontanea e ordine costruttivo.
Un altro nucleo di opere, tra cui la scultura a parete Policheto (2021) e la monumentale e rigogliosa struttura verticale Chrysolina (2022), nasce dall’elaborazione di scansioni tridimensionali e fotogrammetrie di elementi vegetali e animali. Questi dati, raccolti con attenzione quasi scientifica, vengono successivamente rielaborati dall’artista in forme composite, armoniche e coerenti, che restituiscono un gioco ipnotico di simmetrie e variazioni, in bilico tra riconoscibilità e metamorfosi. In particolare, Chrysolina si presenta come una scultura biomorfa in cui la tensione tra microscopico e macroscopico, tra natura e astrazione, si fa esplicita. L’opera evoca l’idea di una colonna ornamentale, modulare e scintillante, la cui struttura richiama il guscio levigato e cangiante dell’insetto da cui prende il nome. Le sue geometrie, precise e allo stesso tempo complesse e organiche, si rifanno a strutture morfogenetiche osservate nel mondo naturale, suggerendo dinamiche di crescita, espansione e trasformazione.
Diverso per concezione e approccio, ma coerente nel dialogo con le sculture eseguite a stampa 3D e successiva pittura manuale è Acherontia Atropos appartenente a un ciclo di lavori del 2019. L’opera evoca nella forma un’antica maschera rituale, ma la genesi affonda in una riflessione visiva e concettuale sul fenomeno del mimetismo degli insetti in natura, quale metafora per esplorare comportamenti, adattamenti e camuffamenti che caratterizzano anche le dinamiche umane. L’artista parte da scansioni dettagliate delle Falene trasformandole in un oggetto inaspettato e straniante che diventa così l’emblema di un’indagine più ampia sul concetto di identità e sulla tensione tra apparenza e verità, tra ciò che si mostra e ciò che si cela.
Barbieri attinge al vasto patrimonio formale del mondo biologico per tradurlo in una grammatica scultorea inedita, dove i dati naturali diventano matrici generative, sorgenti poetiche e strutturali di un processo in cui la forma non è mai statica, ma sempre in divenire, come si evince dall’ampia serie di lavori su carta, preziose elaborazioni formali di elementi differenti che, ispirate alla teoria frattale, sono state eseguite da una drawing machine enfatizzando la dialettica tra naturale e artificiale.
Su questa via, Venenum e Venenum #2 (2025) sono oggetti che, simili a una pianta aliena, aprono una riflessione profonda sulla relazione tra natura e artificio, tra ciò che cresce spontaneo e ciò che è manipolato, tra l’organico e il sintetico. Venenum non è solo veleno, ma la soglia tra scienza e fantascienza, dove la vita si contamina con la tecnica, dove la cura si confonde con la tossicità, dove la scultura si fa corpo ibrido, tanto biologico quanto mentale, sostanza trasformativa che agisce sullo sguardo e sulla percezione che modifica la forma e la coscienza, che rivela il lato oscuro della bellezza e il fascino inquieto della metamorfosi.
Tessuto (2025), invece, è una scultura in PLA che rielabora forme frattali in chiave astratta, generando un oggetto al tempo stesso arcaico e futuribile, tra reperto archeologico e prototipo. Simile a una navicella spaziale o a un artefatto fantascientifico, la superficie dell’opera, finemente trattata, è un vero e proprio “tessuto” visivo e tattile, dove la materia si fa memoria di immaginarie teorie evolutive, tra passato e futuro.
Chiude la mostra Tegumento (2023), un trittico di immagini a stampa fotografica su alluminio elaborate digitalmente a partire da dati ambientali acquisiti nel parco di un’abitazione privata. Il tegumento, come una pelle, è racconto sensibile di ciò che vive sotto la superficie, fra tensioni interne, strutture invisibili, potenzialità evolutive, suggerendo una biologia immaginaria che conduce lo sguardo all’origine della forma, sospesa tra arte scienza.
Attraverso il suo lavoro, Antonio Barbieri mira a ridefinire i canoni del linguaggio scultoreo contemporaneo sotteso all’idea della forma come processo fluido e dinamico, mutevole e in continua trasformazione.”
Davide Sarchioni





